Riformismo Vivo

DIBATTITO SOCIALISTA – Il riformismo è vivo, ma ci vuole un nuovo progetto di ANGELO MIELE

Lunedì 30 Marzo 2009 10:34

Meritoriamente l’“Avanti!” ha riaperto il dibattito sul partito socialista che non c’è. Nel numero del 24 marzo, Angelo Simonazzi, sotto l’allarmato titolo “Alle Europee senza un partito socialista”, ha impietosamente descritto lo stato di salute del (fu glorioso) Partito socialista italiano, che, se mi è consentita la metafora, sarebbe in coma irreversibile.Di contro – osservo – sono ben vivi i socialisti, sebbene chiusi in riserve indiane, di destra e di sinistra (emblematico il caso dei germani fratelli Craxi, militanti in opposti schieramenti), incapaci – dice Simonazzi – di una scelta coraggiosa e definitiva, di costruire cioè un “centro laico-socialista”, aperto ai cattolici liberali; incapaci, quindi, di tutelare e rappresentare un complesso di valori propri della tradizione autenticamente socialista e democratica, autonoma, equidistante dai poli e ancor più dalla sinistra estrema e radicale. In altri termini, si tratterebbe, nientedimeno, di ricomporre la diaspora socialista con la creazione di una nuova forza che si collochi tra la destra e la sinistra

(perciò è giudicata negativamente la confluenza del Ps-partito socialista di Nencini nella coalizione di nuova formazione – “Sinistra e libertà” – un “brutto salto nel vuoto”, perché significa abbandono dei connotati e della tradizione socialista). Ma questa equidistante collocazione dell’ipotizzato “centro laico-socialista”, da una parte, è un’operazione di lungo termine – mentre le elezioni europee sono alle porte e, se si vuole avere una presenza di socialisti nel Parlamento europeo bisogna partecipare alle liste che presenteranno gli schieramenti politici -; dall’altra, il problema del socialismo postula un rinnovamento soprattutto culturale (se si vuole, ideologico), alla stregua dei profondi, accelerati mutamenti intervenuti nelle odierne società.

A mio modesto avviso, pur restando nel background – lo sfondo politico-culturale del sistema democratico – le stelle polari del movimento socialista di nome “giustizia”, “uguaglianza”, “libertà”, scaturenti dalla rivoluzione francese del 1789, devono essere rivisitate, anche alla luce delle esperienze maturate nel corso di ben due secoli (nel secondo dei quali l’illusione

comunista, in nome della esasperata tendenza all’uguaglianza, ha prodotto soltanto ingiustizia, miseria generalizzata, nonché lutti per le diverse centinaia di migliaia di morti ammazzati).

Invece, Sergio Sammartino (su l’“Avanti!” del 25 marzo scorso), ha sostenuto che bisogna prendere coscienza del fatto che siamo in presenza di un progressivo svuotamento delle ideologie, non solo di quella marxista, ma anche di tutte le altre, anche se continuiamo a coltivare il “nome” di un’idea che si è del tutto svuotata, come avviene per quelle forze che continuano a definirsi socialiste. Continuando nella sua analisi, Sammartino pensa che ciò sia effetto del fallimento dei “progetti globali” di società, costruiti in alternativa al liberalismo capitalista: al posto dell’ideologia sarebbe subentrato il pragmatismo, che si traduce in una lotta per il potere tra le varie forze che operano nella società. Oso dissentire da questa deprimente conclusione, di riduzione della politica a lotta (ma, forse,

non ho ben compreso l’opinione di Sammartino). A mio modesto avviso, invero, il pragmatismo se non sostenuto da idealità (oggi si dicono valori) è come “nocchiero in gran tempesta”, sballottato dalle onde irrazionali della storia. Quando si pensa di rivedere il welfare state (lo

Stato del benessere, lo Stato che provvede a tutto per tutti) che, oramai, è un connotato essenziale di tutte le società moderne tese a rimediare alle diseguaglianze prodotte dal capitalismo), non ci si vuole liberare dalla solidarietà tra gli uomini, al contrario, si vuole eliminare gli squilibri che anche il welfare finisce per produrre, cagionando altre diseguaglianze.

Ed è questo un compito-dovere del socialismo.

Quando si pensa di rivedere il concetto di libertà che – come bene ha sottolineato Sammartino – se intesa in senso assoluto è un’autentica malattia della società moderna, perché produce a livello di cultura di massa una “mistica” della libertà assoluta, acritica e confusa, non si nega l’ideale della libertà, ché, anzi, lo si difende, in quanto in qualunque società bene ordinata e

pacifica, la libertà di uno trova un limite nella libertà di un altro. E anche questo prendersi carico della tutela della libertà di tutti è un connotato certo di un autentico socialismo. Come, infatti, asseriva il socialista riformista Eduard Bernstein non esiste idea liberale che non possa essere considerata propria anche del socialismo. Senza dire della giustizia, quale strumento di tutela, oltre che dei diritti inviolabili, dei diritti sociali e politici dell’uomo; giustizia anch’essa bisognevole di una profonda revisione perché sia effettiva, e anche questo deve appartenere al corredo di una forza socialista, siccome è nel dna il connotato del riformismo, per il quale, in ultima analisi, da sempre si distingueva dal comunismo.

Oggi parlare di “sinistra” non ha più gran senso, posto che essa è ancora egemonizzata dai nipotini del comunismo sovietico e che pertanto non può porsi come forza del riformismo politico; d’altra parte, la bandiera del cambiamento sventola sul fronte opposto alla sinistra.

Perciò un progetto di rinascita socialista, della costruzione di una sinistra riformista, può avere successo solo se si scalzi il falso riformismo dei post-comunisti (e aggiungerei anche dei post-democristiani, anch’essi interessati più al potere che all’uso che se ne deve fare nell’interesse generale).

In conclusione, il socialismo non è morto, come sostiene, in definitiva, Sammartino: è morto il comunismo, ancorché siano ancora in circolo nella società italiana i rimasugli di una illusione, relitti di un clamoroso naufragio ideologico. Il socialismo è vivo per quel bisogno di giustizia che alberga in tutti noi: necessita solo di una rinnovata progettualità.

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1 commento »

  1. difesadellalingua said

    Vedi mia risposta sull’Avanti: “Le speranze laburiste”, tra le pagine di questo blog.

    Sergio Sammartino

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