l’Antropologa e il Mistero

 

L’antropologa e il mistero

da l’ Avanti 24/07/2005

Si è suicidata qualche giorno fa Cecilia Gatto Trocchi, antropologa, docente universitaria, famosa per i suoi interventi televisivi: un’ennesima dimostrazione che successo e felicità non si identificano affatto (povera donna!). Conoscevo la Gatto Trocchi da quando, una ventina d’anni fa, ebbi l’onore insperato di partecipare ad una splendida stagione culturale donde nacque la rivista “Abstracta”. Ella, già famosa, scriveva su quella rivista; io, giovane studioso neolaureato, potei piazzarvi un paio di saggi brevi, comparendo accanto a scrittori come Stanislao Nievo, filosofi come Elemire Zolla, astronomi come Vincenzo Croce. In quella rivista si tentava di coniugare scienza moderna e “sapienza” antica: si cercava il nesso tra la nuova Fisica e le primigenie intuizioni esoteriche e religiose. Una tendenza oggi ampiamente consolidata: l’universo fisico è sempre meno “fisico”, appare sempre meno come una “macchina” e sempre più come una mente polidimensionale. E nuove riviste – tipo “Scienza e Conoscenza” – si assumono il compito di rappresentare questa fase, magari con un taglio più netto, scientifico e asettico, meno curioso e spettacolare di quello di “Abstracta”. A quel tempo, io visionavo e studiavo lo Straordinario già da qualche anno (il mio primo viaggio d’osservazione in India l’avevo fatto a 17 anni); Lei, affermata antropologa, cominciava quel viaggio planetario che l’avrebbe portata a contatto dei riti e dei miti più disparati e disperati, donde nacquero testi lettissimi che consolidarono la sua fama e la lanciarono nel giro delle grandi trasmissioni televisive, da Costanzo, a “Domenica in”, e così via. Cecilia contrastava caparbiamente i mille imbroglioni che si ammantano di falsa spiritualità per gabbare i gonzi; i mille “maghi” che sanno compiere l’unica magia di farsi gonfiare il portafoglio. Un’opera assai meritevole, di sicuro. Eppure ultimamente non apprezzavo più la sua impostazione. L’ultima volta che le parlai, una decina d’anni or sono, le espressi garbatamente il mio dissenso: ella rischiava di gettare, come disse Churcill, insieme all’acqua sporca, anche il bambino; per smania di colpire i mille falsi operatori dello Straordinario rischiava di colpire lo Straordinario come categoria. La sua ripetuta affermazione che “la magia non esiste”, rischiava di apparentarla ad una certa schiera di ciechi volontari – tipo Piero Angela e quelli del Cicap – che, pur di negare che esistano possibilità sovrannaturali, inventano forzate spiegazioni pseudo-fisiche, che a me fanno ridere. Su Sai Baba e sulla miracolosa cenere che egli emette dalle dita, ad esempio, quelli del Cicap piazzano su Internet spiegazioni chimiche da cui si evince chiaramente che accanto a Sai Baba non sono mai stati (il sottoscritto c’è stato otto volte).

Affermare che un dato effetto si può ottenere con un gioco di prestigio, non dimostra affatto che si sia utilizzato quel gioco di prestigio. Certo anche Silvan può fingere di trasformare l’acqua in vino. Ciò non dimostra affatto che il Cristo abbia utilizzato il giochetto di Silvan per compiere il suo miracolo. Sarebbe come dire che siccome io riesco ad imitare il Papa, ciò significa che il Papa vero non esiste. Lo Straordinario esiste. Ed esistono in noi facoltà più ampie di quelle dei comuni sensi con cui solitamente inquadriamo la realtà. Io ne sono testimone: seguii i corsi di psicologia e parapsicologia di Carolina Brauer, e mi sorpresi ad utilizzare con profitto delle capacità insospettate, in certi esperimenti che ella ci propose. Secondo un lungo studio condotto da alcune università statunitensi su un campione di individui superiore al milione, il 90% degli esseri umani potrebbe sviluppare certe attitudini. Fino a ieri tutto questo è stato tenuto nascosto da pochi conoscitori (detti appunto “occultisti”, perché “occultavano”) per timore che le masse – come al solito – potessero utilizzare certe capacità in modo distruttivo. Umberto Di Grazia – forse il più famoso sensitivo vivente in Italia, anch’egli del gruppo di “Abstracta” – da anni compie studi fotografici sui campi energetici, da cui risulta che ognuno di noi si porta appresso grappoli di “forme” e di forze, di memorie arcaiche, forse persino genetiche, che possono essere fotografate. In certi luoghi si registrano figure angeliche o demoniache, forme di calici, di piramidi, di esseri umani che l’occhio fisico non vede (vedi su Internet “Coscienza.org”). Vale la pena ripetere l’adagio di Shakespeare: “C’è più mistero in terra che nella tua scienza”.

Sergio Sammartino

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1 commento »

  1. Patrizia Guglielmina said

    E’ vero, lo straordinario esiste.
    Al di là delle forme esotiche o pittoresche, è imperativo non perdere di vista il profondo messaggio di progresso Spirituale, di trasformazione della Coscienza, di cui la nostra civiltà ha bisogno, se vuole sopravvivere.
    Grazie Sergio. Un incanto leggerti. Pati

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