La scuola delle bugie

 

 

         Passata la boa della Pasqua, nelle scuole superiori si torna a sentire l’aria degli esami di stato,  che ormai si svolgono con commissioni tutte interne, con gli alunni esaminati dai loro stessi docenti di sempre.

         Non credo che gli Italiani sappiano fino a che punto questi esami siano ridotti ad una oscena, grottesca ritualità del lassismo, della trasandatezza e dell’imbroglio, né riesco a credere che lo sappia il Ministro Moratti, che forse lo sa e non vorrebbe saperlo.  Anzitutto, salvo in rarissimi casi, nessun  corpo docente si sente di bocciare gli alunni che ha dovuto (per forza) ammettere agli esami; i rari casi in cui si sarebbe tentati di farlo, se ne viene sconsigliati dalla facilità dei ricorsi, il cui esito è quasi sempre favorevole agli alunni “ciucci”.  Ne segue che si lasciano liberi di circolare, con tanto di diploma superiore, migliaia di nullasapienti che, però, avendo quel diploma, pretenderanno posti di concetto e probabilmente andranno all’università, dove l’allarme per l’ignoranza media dei laureandi è già stato lanciato da un pezzo, ma senza esito, visto che nessuno fa nulla di serio per invertire la rotta.

         Quando il Ministro Berlinguer ideò il nuovo esame (che tornava ad esaminare tutte le materie e istituiva un complicato sistema di conteggio dei voti) tra i suoi scopi c’era anche quello di rendere molto più difficile il raggiungimento del voto massimo, giacché il vecchio “60” era diventato troppo comune. Il nuovo “100”, insomma, doveva essere raro, come raro è in effetti l’alunno perfetto, quello che sa gestire da sé una conversazione generale su tutto ciò che ha studiato, che si esprime con correttezza e qualità d’espressione, che sa fare spontaneamente collegamenti all’interno di una sola materia e tra le materie tra loro.  E’ riuscito questo piano? Macché! L’ostacolo è stato aggirato: i 100 sono frequenti quanto e più del 60 di un tempo; i docenti e – mi si perdoni il sessismo – soprattutto le docenti, si lasciano volentieri trasportare dall’istinto materno ed elargiscono il voto massimo ad alunni che siano nelle prove appena discreti. Si parte dal concetto perverso che almeno un voto massimo in una classe ci debba essere per forza (ma dove è scritto? Ma perché mai?), dopo di che se ne spandono almeno una mezza dozzina. Tra questi ci sono alcuni che presentano nel tema scritto errori di grammatica che sarebbero bastati alla bocciatura una trentina d’anni fa. 

         A molti docenti –  poco filosofi e poco capaci di comprendere che il bene non può identificarsi che con la Verità, che falsità e bene sono inconciliabili per natura – sembra che gonfiando i voti e promovendo i ciuchi si “faccia del bene”,  che si sia “buoni”, che si faccia carità. Chissà se la Moratti ignora davvero che a volte – neppure di rado – questa carità si spinge a comunicare in anticipo agli esaminandi le domande scritte e orali che si rivolgeranno loro. A nessuno viene in mente che la “carità” verso uno è malvagità verso i molti, giacché così si truffa la collettività, si inganna l’umanità, si giura per iscritto che il tale alunno è in grado di servire la società e di servirla ad alto livello, il che è falso; e la società, falsamente garantita, ne subisce un danno, perché si troverà ad utilizzare a certi livelli delle personalità inadatte.

         A pochi viene in mente che se un medico ci aggrava i malanni e un giudice ci manda in galera innocenti è anche colpa criminale di quei docenti che li promossero immeritatamente.

           Che può fare il Ministero? Eliminare quest’esame farsa, oppure ripristinare le commissioni esterne, magari con quattro materie orali, ossia restaurare lo schema del vecchio esame, eliminando la scelta di due materie su quattro.

         Aggiungo una notizia. Sono almeno trent’anni (più o meno dal maledetto ’68) che nelle scuole non arriva una sola circolare che inviti alla severità, alla selettività rigida, all’inflessibilità. Al contrario abbondano gli inviti all’indulgenza, al mettere gli alunni – e gli esaminandi –  “a loro agio” al creare “un clima sereno”, e così via.

         Ci sarà pure un motivo se questa generazione è così incapace di autodisciplina e di sacrificio, così fragile, e al contempo così aggressiva.

  

 

 Sergio Sammartino

(da l’ “Avanti!”, maggio 2005)

 

 

 

 

     

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