Essere e Verità

        Mi stupisco sempre un poco, quando qualcuno mostra di non credere a quel che dico. Perché mi pare sempre un po’ strano che si ritenga così facile il mentire.

               Se osserviamo la nostra vita quotidiana, notiamo che il dire il falso  è considerato un’azione praticamente normale, senza alcuna importanza.

             Anche tra i credenti nelle varie versioni del Cristianesimo, si è ormai diffusa la sensazione – ancor più che la convinzione – che dire bugie non sia una grave colpa, quasi che fosse una normale necessità del vivere. Sono sicuro, ad esempio, che sono pochissimi quelli che nel sacramento della Penitenza si ricordano di dire al confessore che hanno mentito.

        Ancor più nei luoghi di lavoro, anche ai livelli istituzionali più alti, la maggior parte degli individui,  spesso e volentieri, propone con estrema naturalezza, senza alcuna ombra di vergogna o di imbarazzo, di mettere qualcosa di falso in una relazione, in un riferimento, in un’analisi.

        Un iniziato sa che le cose stanno in modo assai diverso (e volesse il cielo che almeno tra gli iniziati vigesse la perfetta coerenza!).  L’Essere è la verità, intuì Parmenide.  La Verità, per qualità simmetrica, è “ciò che è”, ciò che il mondo, il cosmo, unito al Principio da cui deriva, è realmente.

        Attenzione. Chi  mente inventa un universo nuovo, diverso e opposto a quello inventato da Dio. Al modo stesso in cui basta una sola goccia di aceto perché una  grande quantità di latte non sia più latte, basta cambiare un solo elemento del Creato, perché il Creato divenga un’altra cosa.

        Creare un universo falso significa mettersi contro quello vero;  e per proprietà simmetrica, significa che l’universo vero si mette contro di noi. Nel momento in cui ci mettiamo fuori della Verità escludiamo dai piani dell’Essere la nostra vita, ci sospendiamo nel caso e nel caos; ciò che ci accade smette di avere un senso costruttivo; sospendiamo la nostra crescita.

        “Io sono la Verità”, disse il Cristo, intendendo dire “io sono ciò che l’Uomo realmente è, io esprimo ciò che l’Uomo dovrebbe esprimere”  (“figlio dell’uomo” è infatti l’autodefinizione che il Cristo preferiva).

        Ora, la parola del Cristo esprimeva a tal punto la verità, ossia l’Essere reale, che ciò che egli diceva si avverava. Così, se diceva a un cadavere “alzati e cammina”, quegli risorgeva.

        L’uomo che mente si allontana sempre più da questa realtà cristica.  E’ questo il motivo per cui certi antichi brahmini indiani accettavano la morte pur di non mentire (i gesuiti che visitarono l’India nel ‘700, lo raccontavano ammirati e stupiti).

        Non solo: mentire danneggia il mondo intero senza che noi ce ne accorgiamo.

        Facciamo un esempio concreto:  nelle scuole occidentali di oggidì è diventato assai di moda mentire per eccesso sui risultati degli alunni. Così, si promuovono degli asini e si danno voti esorbitanti ad allievi appena discreti.

        Alcuni credono persino che questa sia un buona azione, una specie di esercizio di carità. Mi viene in mente una sentenza di Sai Baba che recita: “Non c’è carità superiore alla Verità”.  E infatti vediamo quel che accade:  dalle nostre scuole escono alcuni ragazzi diplomati che, in realtà, sono veramente capaci di svolgere soltanto lavori manuali  (ruolo peraltro utilissimo alla società).

        Per giunta per  svolgere i lavori manuali cui quei ragazzi erano destinati  (significa che l’Essere, Dio, la Vita, la Natura o come altro si voglia dire, aveva pianificato per la loro evoluzione quell’esperienza, e per il mondo intero il loro utilizzo in quella maniera) si dovranno cercare altri che li sostituiscano; e allora magari si faranno venire degli individui da altri Paesi meno sviluppati (invece di tentare seriamente di accelerare il loro sviluppo) , sradicandoli dalle loro tradizioni, creando ulteriore disagio, disordine, disadattamento.

        Forse non tutti riflettono sul fatto che se un chirurgo spedisce al creatore un nostro parente o un giudice ci manda in galera innocenti, è anche colpa di coloro che li hanno promossi immeritatamente –  per “carità” – fino a portarli a quei ruoli.

        Per giunta, forzare i dati del vero, o stravolgerli addirittura, è una presunzione blasfema: significa voler correggere ciò che l’Essere, Dio prevedono di fare.

        A volte si sente dire dai professori: “Alziamo i voti di quest’alunno perché altrimenti non potrà entrare all’Accademia”. Ma chi ci dice che entrare all’Accademia sia il suo vero bene? Chi ci dice che non gli serva proprio il fallire quel desiderio per crescere più rapidamente? Chi ci dice, per usare una metafora, che quell’avanzamento forzato non lo porti di fronte ad una porta che non era la sua, facendogli perdere la possibilità di aprire quella, più arretrata, che egli doveva aprire per realizzare la sua migliore evoluzione?

        Inoltre, contrastare la verità complica sempre la vita: se si dicesse semplicemente ciò che è vero, tutti i giudizi sarebbero rapidi e facili;  la volontà di “correggere “ i dati del Vero prolunga i compiti e aumenta le difficoltà.

        Pensiamo, a puro titolo d’ esempio,  a tutto lo stress che si procura chi – tradendo il coniuge – si mette nella continua necessità di ricordare l’inevitabile castello di bugie su cui si regge il suo vivere.

        Evitare di mentire alla leggera e non mettersi in condizione di dover mentire, è anche per questo raccomandato dai saggi.

IMMASS

da Anubi, 2004

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1 commento »

  1. E come non essere perfettamente concprdi con tutto ciò che scrivi?
    Facile essere concordi, difficile seguire la via indicata.
    Complimenti Professor Sammartino. Un grande, come sempre.

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