Abruzzo e Molise riuniti

INTERVENTO

CONVEGNO DI FONDAZIONE

DELL’ASSOCIAZIONE “MAJELLA MADRE”

Agnone 12 giugno 2010

Poiché – com’è noto a chi mi conosce – amo sdrammatizzare sempre come posso ogni vicenda ed ogni argomento, mi permetto di introdurre la mia disquisizione con tre aneddoti, che sembrano di nessun conto, ma che in realtà sono molto indicativi e degni di suscitare delle riflessioni molto costruttive in ognuno di noi.

I

10 Gennaio 1964: da poco più di dieci giorni il decreto del Governo ha staccato il Molise dal resto della Regione Abruzzo-Molise. In alcune scuole i Presidi decidono di festeggiare l’evento.

In una scuola elementare di Campobasso, il Maestro Cannavina – mettendosi apertamente contro i voleri del Preside – si rifiuta di accompagnare i suoi bambini nella sede del Comune, dove si doveva celebrare l’evento, e cominciare ad indottrinare i bambini, portandoli ad aver cara la loro nuova identità regionale. Alla fine il Preside decide di accompagnare di persona la classe del Cannavina. Quest’ultimo, ai bambini che lasciano l’aula, grida: “Andate pure a festeggiare questa disgrazia! Quando sarete adulti, vedrete chi svilupperà e chi invece rimarrà indietro!”

II

3 gennaio 1964, Buenos Aires: il Geometra Petruccioli, di Campobasso, lavora nella Banco di Napoli. Tra i suoi colleghi c’è un pescarese, che il Petruccioli è abituato a considerare un suo conterraneo. Quella mattina, dopo aver saputo la notizia della secessione, incontra questo collega e gli dice, con amara ironia: “Ma lo sai che da oggi io e te non abbiamo più nessun legame?” E quello gli risponde: “Amico mio, gli Argentini hanno regioni che sono più grandi dell’Italia intera. Se vengono a sapere che nel Parlamento italiano si è fatta una lotta di 10 anni per separare questi due territori che neppure si vedono sulla cartina, ci sfottono per tutta la vita! Per carità non lo diciamo a nessuno!”

III

Negli stessi giorni, il capostazione della stazione di Cocullo, legge il giornale e dice ai suoi colleghi. “E’ come se se n’andasse un fratello da casa.” Uno gli risponde: “Se ne pentiranno i Molisani, perché eravamo noi ad aiutare loro”.

E’ indicativo che due dei tre protagonisti di queste storielle di vita vissuta fossero di Campobasso. Se avessi parlato di due agnonesi probabilmente mi sarei sentito dire: “Va be’, voi di Agnone vi siete sempre sentiti abruzzesi, non mi stupisce”. No: trattasi di campobassani, ossia di coloro che rappresentano quasi da soli il VERO Molise. Perché il Molise storico, il Molise identitario è quello che si estende intorno a Campobasso o poco più.

In realtà – a giudicare da quel che mi ha sempre detto mio padre – qualche ragione di orgoglio i Molisani in quei giorni l’avevano: non sembrava vero di aver ottenuto una Regione a sé stante, per una terra tanto microscopica. E questo mentre territori anche più dignitosi del Molise, avevano chiesto la stessa cosa senza riuscire. Si pensi che fu rifiutata la Regione al Salento, che rimase parte della Puglia. Alcuni eminenti costituzionalisti – tipo Valsecchi e Sullo – si erano imposti nel negare l’autonomia regionale a territori che non potevano contare di avere in futuro una certa autosufficienza economica e politica.

In verità a quel tempo non dover più raggiungere l’Aquila (che è troppo difficile da raggiungere persino oggi!) fu una notevole conquista. E pensate che per certi uffici che si curavano dei lavori pubblici in Molise, si doveva andare a Napoli.

Dobbiamo, peraltro, essere sinceri: la regione Molise non nacque solo per la nobile convinzione di favorire il progresso dei Molisani. Il principale artefice di essa era animato soprattutto dal calcolo che non sarebbe mai diventato ministro se non avesse avuto una regione tutta sua. Perché ogni volta che bussava alle porte del Governo gli veniva risposto: “L’Abruzzo-Molise un ministro ce l’ha già” (era spesso uno dell’Aquila o uno di Vasto: a volte l’uno e l’altro).

E, tanto perché ci troviamo in tema di cinismi politici, facciamo un discorso più largo: tutte le Regioni non nacquero soltanto “per amministrare meglio il territorio”, come si dice aulicamente. La ragione meno idilliaca fu la necessità di trovare uno sfogo per i tanti seguaci dei parlamentari che volevano dei posti di potere politico. Siccome non potevano andare tutti al Parlamento si decise di creare 20 parlamenti regionali che – dal 1970 – consumano milioni a palate, che potrebbero servire al benessere dei cittadini.

E’ evidente che questo non potrà durare. L’Italia non potrà permettersi a lungo questo tenore di spreco. Ora si parla pubblicamente delle Province, ma vi posso assicurare che in certi uffici del Palazzo si parla privatamente, e da tempo, delle Regioni, e vi posso anche comunicare che la prima regione di cui si parla è il Molise.

Questa regione, nacque in un tempo in cui si aveva abbondanza di finanze pubbliche. Il Governo pagava gli enti e i territori anche se andavano in rosso. Chi poteva immaginare allora che sarebbe crollata la I Repubblica, che sarebbe insorto il Nord con la Lega, che si sarebbe diffuso questo generale richiamo al decentramento ed anche – lasciatemelo dire –questa “fissazione” per il federalismo, a torto acclamato come la panacea?

La Regione Molise nacque col proposito di essere mantenuta dal Governo.

Oggi questo non è più possibile.

Abbiamo già visto troppi “esempi” di quello che sarà il federalismo.

Un esempio eclatante è la questione degli Ospedali. Già da tempo il Governo centrale ha deciso di lasciare che siano le Regioni ad amministrare i bilanci della sanità: con i risultati che sappiamo.

Un altro esempio lo abbiamo visto con la rischiata interruzione del traffico marittimo verso le Tremiti. E’ stato a dir poco irritante lo stupore del potere politico regionale! Ma cosa credevano che fosse il decentramento? E il federalismo? Che cosa sarà, secondo loro, se non la necessità dura e cruda di  amministrare tutti i servizi con le risorse prodotte in loco.

 

Ora, affidiamoci alla spietata matematica: il Molise produce 30 euro di 100 che ne spende. Ciò significa matematicamente che, da qui a poco, i Molisani vedranno ridotti a meno di un terzo i servizi di cui potranno godere. Servizi che già da ora lasciano molto a desiderare.

E da questo momento in poi il mio intervento può ridursi ad una serie di domande oziose, cui devo rispondere.

Qualcuno ha detto: “Sammartino ci vuole riportare sotto l’Abruzzo”. E anche: “Credete che con l’Abruzzo staremo meglio? Anche l’Abruzzo ha i suoi guai”. Ne sono convintissimo.

Ma… non abbiamo scelta.

Anzitutto non si tratta di finire “sotto l’Abruzzo”, ma “con l’Abruzzo”. Certo i negativisti rivolgono sempre al negativo ogni cosa.

Se uno è educato per il negativista è un “lecchino”, se uno fa il suo dovere, è un “fesso” o un “crumiro”… per il negativista che in ufficio si gratta e ruba ai cittadini i soldi del suo stipendio.

Esiste da sempre un doppia regione che si chiama Emilia-Romagna. La Romagna è molto più ricca del Molise, ed ha pure una sua identità storico-culturale, ma non si  sente “sotto” l’Emilia, né ha mai preteso di “far da sé” come pretese presuntuosamente il misero Molise  46 anni fa.

Noi pensiamo ad una grande regione binomia come l’Emilia-Romagna, perché se è vero che “l’unione fa la forza”, è vero per converso che la disunione fa la debolezza. E il Molise 46 anni fa andò volutamente verso la debolezza futura.

L’Abruzzo ha cominciato a svilupparsi proprio negli anni ’60; e si è sviluppato molto più del Molise. Questo non è un parere: è un’evidenza matematica.

“Anche l’Abruzzo ha i suoi guai”? Certamente! Ne sono sicuro. Pensate che l’Abruzzo ha l’ 11% delle famiglie sotto la soglia di povertà. Il Molise ha il 23%. Più del doppio (sono dati di Altroconsumo del 2006).

L’Abruzzo è talmente inguaiato che il 35% dei giovani sotto i 30 anni lascia la sua terra d’origine. Pensate che guaio! Sapete quale percentuale ha il Molise? Il 64,6%. Quasi il doppio. E considerate che molti di questi giovani Molisani vanno a lavorare nella regione sorella (non dite cugina, ché già mi dà sui nervi; perché se è “cugina” una regione insieme alla quale siamo stati per 103 anni dall’Unità d’Italia, allora non capisco chi possa esserci fratello o sorella).

Nel 2006 l’Abruzzo era la Regione più scelta dal turista straniero. Il Molise, l’ultima.

Per quattro anni ho lavorato alla Regione Molise. Ebbene, soprattutto prima del terremoto, ho visto decine d’iniziative di livello nazionale portate avanti dall’Abruzzo, con l’Abruzzo come primo motore, regione capofila. Il Molise non aveva neppure i soldi per aggregarsi, per partecipare.

In questi quattro anni non ho fatto altro che sentir dire “non possiamo: non abbiamo soldi”. Che poi escano i soldi per le commissioni inutili che costano milioni, o per le consulenze, è un dato di fatto, ma di certo non ci sono mai stati soldi per permettere all’Assessore Marinelli di organizzare qualcosa di dignitoso per poter lanciare progetti che creassero due posti di lavoro.

L’Abruzzo ha i suoi guai? Certo! Il treno dello sviluppo abruzzese, oramai lo abbiamo perso. Ma che facciamo adesso? Vogliamo perseverare nell’errore, o ci affrettiamo comunque a cambiare strada? Andiamo avanti fino al burrone, o torniamo indietro fino al bivio dal quale abbiamo sbagliato strada, e cerchiamo quell’unione che fa la forza?

E giacché ci siamo, poniamoci qualche domandina concreta.

Vi ho parlato delle grandi possibilità del turismo in Abruzzo. Agnone ha due eccellenze turistiche: la più antica fonderia d’Europa e la più grande manifestazione di fuoco del mondo. Pensate che se fossero inserite nel piano promozionale del turismo abruzzese, invece che in quello molisano, sarebbero meno valorizzate o più valorizzate?

Una ditta di servizi di Agnone, starebbe peggio o meglio se potesse inserirsi nel grande mercato finanziario e produttivo di Pescara alla pari con le ditte abruzzesi?

Una stazione sciistica come Campitello Matese – dotata di potenzialità straordinarie – starebbe peggio o meglio se fosse gestita dall’Abruzzo invece che dal Molise?

Ho sentito dire una sentenza curiosa: “L’Abruzzo è superiore economicamente, ma il Molise è superiore sul piano socio-culturale”.

Misteriosa concezione. Che è scientificamente un assurdo, anzitutto perché è scientificamente assodato che la cultura è un prodotto indiretto dell’economia, e si può fare cultura solo se esiste eccedenza economica.

Ma poi, osservate! Dico: osservate!

Io vivo da 20 anni a Campobasso (e ci vivo anche bene), e vado spesso a Pescara dove esiste una sede d’una Fondazione Internazionale di cultura e volontariato cui mi onoro di appartenere (ed è già sintomatico che non ne esista una in Molise).

Ma dico: osservate le due realtà. A Pescara esistono delle Accademie culturali all’altezza di quelle di Roma. Non ce n’è ombra in Molise.

Esistono Fondazioni private che promuovono l’arte e gli artisti abruzzesi (gli artisti Molisani “fanno il brodo con i ceci”, non hanno altra via che l’emigrazione). Non vedo proprio dove possa poggiarsi questa fantomatica superiorità socio-culturale del Molise.

Andate a Pescara e osservate il fermento culturale, economico, finanziario che si respira nell’aria. E poi paragonatelo a quello di Campobasso, o di Termoli, o di Isernia.

In paesetti minuscoli – pur se bellissimi – come Pescocostanzo, la Regione Abruzzo ha spesso organizzato eventi degni di Villa Miani a Roma.

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Gli operatori turistici molisani già ora mi dicono che quando vanno alle fiere internazionali non riescono a far capire cosa sia il Molise ai turisti stranieri. Per farsi capire alla fine si rassegnano a dire: “Abruzzo”; ed ottengono un “aaaah” di comprensione.

Già adesso le poche pubblicità internazionali che circolano sul Molise sono quelle degli operatori stranieri che ancora ci collegano all’Abruzzo, e ancora dedicano le pagine all’Abruzzo-Molise.

La Regione Molise non impegna una lira sulle riviste lette all’estero. Ve lo comunico. Lo so. L’ ho constatato con i miei occhi.

Ingenuamente, la gente poi se la sconta con Franco Giorgio Marinelli; ma non sa che quel pover uomo a sua volta non riceve una somma adeguata a fare alcunché per promuovere il nostro turismo. Perché è la Regione in sé che non ce la fa, che non può sussistere.

 

E qui arriva la risposta definitiva a coloro che obiettano: “Credete che andando con l’Abruzzo ci salviamo?” Io dico che almeno miglioriamo di sicuro. Ma poi, tagliamo la testa al toro: non è una scelta! E’ una necessità. Prima o poi la Regione Molise sarà chiusa.

Il Governo italiano, già da anni si sta ritraendo sempre più dalla diretta gestione dei vari patrimoni regionali. E la previsione certa è che lascerà sempre più alle Regioni la gestione dei servizi.

Non solo! Dal 2015 anche le erogazioni dell’Unione Europea finiranno! Perché si dovranno concentrare tutte le risorse per lo sviluppo dei nuovi stati membri dell’Est.

Il Molise non potrà continuare a sussistere. Punto e basta. Lo sanno benissimo gli stessi alti dirigenti che oggi consumano 150.000 euro in due giorni, per fare la Festa della Regione, come se ci fosse qualcosa da festeggiare! Lo sanno, in cuor loro lo sanno, anche se si guardano bene dal dirlo.

Il Molise, per forza, dovrà essere aggregato ad altri territori.

Ciò che dobbiamo evitare è che sia aggregato alla Campania o alla Puglia, o peggio smembrato. Perché, con tutto il rispetto per le millenarie civiltà delle regioni che ho nominato, credo che in questo momento i problemi che hanno – e che ci contagerebbero – darebbe il colpo di grazia alla terra di Molise.

Lo attesta egregiamente il fatto che i più convinti abruzzisti li trovo proprio a Venafro, che per tradizione e lingua si può considerare città campana. Ma proprio perché i Venafrani conoscono da vicino i mali della Campania temono come la peste di trovarcisi inseriti.

E poi basta fare una domanda a qualunque molisano: preferisci essere un po’ più meridionale o un po’ più settentrionale? E vedrete che cosa vi risponde.

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Avrei peraltro da avanzare un’obiezione paradossale: seppure la situazione non fosse – come è – completamente pendente dalla nostra parte; seppure fossimo – per ipotesi assurda – destinati ad aver torto; seppure – per assurdo – le nostre analisi non fossero rispondenti al vero e le condizioni dell’Italia dovessero – per miracolo di qualche fata – tornare floride al punto da poter continuare a mantenere all’infinito regioni improduttive e dannose come il Molise… ebbene anche allora avrebbe senso il nostro esistere e lottare. Perché quanto meno, avremmo una missione culturale da compiere.

Anche se le due regioni sorelle dovessero restare staccate politicamente, quanto meno abbiamo il diritto e il dovere di allargare la sensibilità dei Molisani ed esigere il ristabilimento di un legame culturale forte con l’Abruzzo.

Attenzione: prima dell’infausta secessione, a Radio Pescara si facevano trasmissioni comiche sui fatterelli di Campobasso, e venivano recitati degli sketch in dialetto campobassano, da alcuni attori campobassani.

 Ricordo un film in cui Alberto Sordi parla di Capracotta e la definisce “la piccola Cortina degli Abruzzi”. Non avrebbe mai detto “del Molise”, visto che ancora oggi tanti non sanno neppure che cos’è il Molise e dove si trova.

Agnone era conosciutissima a Pescara. I giovani pescaresi di oggi la ignorano.

A casa ho un libretto pubblicato all’Aquila nel 1960 che parla dei politici abruzzesi, e ci include Remo Sammartino, La Penna e Sedati.

Ancora nei primi anni ’70, ricordo che le automobili targate Pescara o Chieti, che incontravano la nostra automobile targata Isernia, suonavano il clacson per salutare. Ci percepivano ancora come conterranei.

Con tutto questo che cosa voglio dire? Che sono i Molisani che si sono ristretti in un recinto più angusto; non hanno conquistato una più forte presenza nel territorio; sono essi che si sono chiamati fuori da un “mercato” più ampio delle idee, dell’identità e – quindi – anche dell’economia.

Lo dice il mio amico Silvio Arcolesse, storico esponente della Sinistra molisana: la ristrettezza geografica ha portato automaticamente ad un arretramento del pensiero, ad un rachitismo dello spirito e delle idee, in cui – si badi – è più facile che prevalga la mediocrità! In uno spazio ristretto sul piano geografico e culturale e’ più facile che anche le idee della politica prendano la viziatura delle chiacchiere di pollaio, che si instaurino delle cricche di bassa visuale, che vincano gli uccelli di palude, gli individui che non “volano” (anche perché basta farsi conoscere da poche centinaia di compari per essere eletti).

Ecco, almeno puntiamo ad ottenere il ritorno ad una visione più ampia; puntiamo a moltiplicare le occasioni di scambio e di collaborazione tra le due regioni. Puntiamo ad aumentare i progetti turistici e produttivi in collegamento tra i due territori, puntiamo ad aumentare le manifestazioni culturali che coinvolgano l’intero territorio e l’intera tradizione dell’Abruzzo-Molise.

Usciamo almeno mentalmente dal Moliiiiiise!

Noi di Agnone soprattutto. I nostri antenati intrattenevano rapporti costanti con Ascoli Piceno, con Vasto, con Napoli. Oggi mi tocca sentire l Sindaco di Agnone, che dopo la ‘Ndocciata rilascia interviste in cui dice che quest’evento è importante per tutto il Molise!!!

Agnonesi! La più grande manifestazione di fuoco del Mondo! E’ importante per il Moliiiise!

Come se non venissero a vederla da Castiglione, da Fraine, da Rosello, da Borrello, da Torrebruna, da Schiavi d’Abruzzo, da Vasto!

Semmai è assurdo e pazzesco che arrivi la pubblicità della ‘Ndocciata a Campobasso e non arrivi a Pescara! E’ assurdo che a Sulmona – che ha un dialetto molto simile a quello di Agnone – pochissimi sappiano  che cosa sia la ‘Ndocciata!

Questa sì che è un’onta da rimuovere!

Castiglione, Fraine, Rosello, Torrebruna, Schiavi d’Abruzzo… Paesi che tra l’altro costituiscono già adesso – per intero!- il nostro bacino d’utenza! Paesi da cui vengono gli acquirenti dei nostri negozi, gli utenti del nostro ospedale, gli alunni delle nostre scuole! E io vivo nel costante timore che prima o poi , per tutto questo stupido parlare di Molise, si sentano esclusi ed offesi e ci mandino a farci friggere. Tanto che ho più volte pregato Vittorio Labanca di cambiare nome al nostro periodico: l’Eco dell’Alto Moliiiiiise. E chiamiamolo Eco della Majella, per la Majella!

E si fa la cerimonia del Mantello ad Agnone e si premiano gli uomini importanti del Moliiise! Ho detto tante volte alla Pro Loco: almeno estendetevi all’Abruzzo-Molise, fatene una manifestazione bi-regionale. Tra l’altro vi conviene: vi finanzieranno due istituzioni!

Aria per la Majella, aria! Torniamo a respirare! A guardare un po’ più in alto e un po’ più in largo! Aria.

Almeno la nostra militanza dovrà ottenere che nei nostri caffè, oltre al ritratto di Francesco Jovine ci sia quello di D’Annunzio, che dev’essere considerato il nostro Poeta, il Poeta della nostra terra. E lo è scientificamente! Perché al tempo di D’Annunzio l’Abruzzo e il Molise erano una cosa sola!

Nella “Figlia di Iorio” di D’Annunzio c’è un personaggio: Lazaro di Rojo. Roio sta a due passi da noi! Lo vediamo dal nostro bosco di Monte Castel Barone.

Dobbiamo ottenere che quando cantano a Sanremo Mazzocchetti e Joe Di Tonno,  quelli di Agnone, quelli di Capracotta, quelli di Isernia, quelli di Termoli tornino a sentire e a dire: “Un mio conterraneo si sta facendo onore a Sanremo”.

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 Ma, tornando alle concrete prospettive politiche – dicevamo – prima o poi il Molise perderà la sua autonomia, per le ragioni che abbiamo esposto.

Noi che ci proponiamo? Di accelerare al massimo questa conclusione per inserire il Molise in una più vasta e funzionale unità, prima che sia ridotto alla vera miseria.

Contro chi lotteremo? Contro quelli che pretendono di tenersi il giocattolo tra le mani fino a che si romperà. Noi non vogliamo spettare che si rompa. Vogliamo che i nostri paesi salvino il salvabile finché sono in tempo.

Chi si opporrà a noi? Lo stesso tipo di mentalità gretta che ritardò enormemente l’Unità d’Italia. La classe burocratica dei piccoli staterelli: quelli che preferivano restare consiglieri di corte del Graducato di Parma piuttosto che accettare la sfida di farsi strada nel grande Regno d’Italia.

Pensiamo a quel tale che si è reso ridicolo qualche giorno fa, fraintendendo la domanda di un giornalista televisivo che gli ha chiesto: “Che cosa si aspetta dal Molise?” Il giornalista si aspettava che parlasse di sviluppo, di occupazione, di futuro per la gente molisana. Quello ha risposto: “Mi aspetto di diventare direttore generale della Regione”.  E’ chiaro che se glie la togli dal piatto – la Regione – quello poi diventa direttore generale del malanno che lo abbatte. E si dispiace.

Altrettanto dicasi per quella gornalista televisiva che nel 2005 mi propose una serie di trasmissioni per riportare il Molise agli Abruzzi. Quando già avevo scritto i testi per le varie puntate, divenne evasiva e persino scostante. Guarda la coincidenza, nel frattempo il marito stava per candidarsi alla Regione Molise con la promessa di diventare Assessore. Poi “ha fatto carriera”! E’ umanamente comprensibile.  Anche se afferisce alla parte più misera dell’esser uomini che i migliori tra  noi vorremmo non avere.

I “politicanti” – non i veri politici – vorranno avversarci! Quelli che non vedono altro che il proprio “particulare”, quelli che non hanno il coraggio o la forza di competere in una realtà politico-culturale più vasta.

I veri politici no. Quelli saranno con noi. Il veri politici, anzitutto, hanno una visione più ampia delle cose: sanno che non è possibile essere felici senza portare beneficio ad un numero più vasto possibile di esseri. E quindi fanno spontaneamente coincidere il proprio benessere con quello delle popolazioni che li stimano e li eleggono; inoltre, anche sul piano prettamente personale accettano le sfide degli orizzonti più vasti.

Per fare un esempio molto concreto e molto vicino a noi, il nostro attuale Assessore Marinelli, che è stato il più votato alle ultime elezioni, avrebbe tutta il diritto e la possibilità di aspirare a diventare consigliere o assessore del grande Abruzzo-Molise, piuttosto che dell’insignificante Molise.

I “politicanti” no, quelli sono l’opposto del “magnanimo” (grande d’animo): sono “pusillanime” (piccoli d’animo); hanno paura di perdere il loro misero “status” anche se questo status si basa su una popolazione sempre più scontenta e sempre più povera.

Ma è umanamente comprensibile che vogliano tenere in vita il giocattolo che porta “sfizio” a loro… e problemi ai cittadini.

Ma i cittadini, appunto hanno davvero voglia di mantenere in piedi ‘sta regioncella rachitica, affinché una quarantina di membri della sua classe dirigente continui a divertirsi, mentre il resto dei cittadini perde sempre più punti nella qualità della vita?

Quando i Molisani sapranno quello che ci stiamo dicendo oggi qui dentro ci seguiranno in massa. In massa! Quelli che ci avversano sono quelli che ancora non sanno. Facciamo in modo che sappiano. Oggi, rispetto al ’90 (l’Anno dell’ARAM) abbiamo tante possibilità in più.

Anzitutto l’ARAM nacque in un tempo in cui, alcune parti del Molise andavano giù, ma la circolazione della finanza era ancora forte, sotto la spinta di crescita degli investimenti avvenuta nel corso degli anni ’80, e quindi questa istituzione fasulla, mantenuta dallo Stato centrale, aveva i soldi per resistere alle spinte riformatrici come la nostra. Si poteva ancora dare a bere alla gente che “tutto va ben madama la marchesa”.

E infatti a quel tempo non ci seguì con simpatia né la stampa né la politica. I giornali parlarono per dovere di cronaca. Oggi parlano di noi e spesso ci danno ragione. Allora nessun politico si mise apertamente dalla nostra parte.Oggi ci sono dei consiglieri comunali, e persino regionali che fanno proprie le nostre idee; abbiamo dalla nostra parte dei sindaci, degli uomini di cultura e di politica di alto spessore.

Soprattutto nel ’90 mancavano le grandi fortune tecnologiche che abbiamo oggi. I cellulari erano appena spuntati in rari esemplari. Oggi possiamo raggiungerci l’un l’altro in qualunque momento.

Ed è appena il caso di parlare di internet, la cui potenza ha destato veramente la mia meraviglia.

Questa affollata riunione è nata da un semplice discorsetto tra Enzo Delli Quadri e me, su Facebook tre o quattro mesi fa. Si parlava semplicemente dei nostri ricordi legati all’ARAM, e io avevo detto ad Enzo: “Ne riparleremo, ah se ne riparleremo”. In verità avevo in animo di scrivere un libretto durante l’estate e di diffonderlo a mezzo stampa, per comunicare le riflessioni che ho qui sintetizzato e che sono andato spandendo in vari interventi giornalistici nelle ultime settimane.

Con mia sorpresa, ho dovuto scoprire che quel libretto non serviva più (anche se resto del parere che una pubblicazione che contenga tutte le nostre tesi è comunque bene diffonderla).

Ho dovuto constatare la verità della grande intuizione di Hegel: non sono gli uomini che scelgono le idee. E’ l’Idea che sceglie gli uomini che dovranno portarla e i tempi in cui si deve manifestare.

Una valanga di persone che avevano letto quel discorsetto tra Enzo e me, ci sono letteralmente arrivate addosso, una dopo l’altra, con un crescendo meraviglioso, al modo delle api che fiutano un favo da lavorare; e si precipitano quasi in un moto di superfetazione.

In pochi mesi siamo diventati 351!

Questo, del resto, conferma l’impressione che ho raccolto puntualmente negli ultimi anni, e che aveva fatto nascere in me l’idea di quel libretto. Mentre lavoravo nella Regione Molise, mi sono spesso “divertito” a provocare il discorso sulla secessione dall’Abruzzo, in molti interlocutori che mi venivano a tiro. Sono stato spesso sorpreso dalla prontezza con cui mi rispondevano, quasi che covassero dentro un’idea che finalmente trovava qualcuno con cui manifestarsi e sfogare. Cittadini di tutte le categorie: dai docenti ai musicisti, ai sindaci, agli impiegati comunali, agli ex funzionari della stessa Regione Molise, e in più d’un caso a quelli che ne sono tuttora funzionari!

Tanti mi hanno detto: “Che fesseria che commettemmo! Che sbaglio grandioso! Quando potremo vedere abolita questa regione inutile, e ritornare ad un’unità più dignitosa!”  Tanti – ma tanti! – di ogni paese, di ogni condizione e di ogni età. 

Ora abbiamo la meraviglia di internet, che –  anzitutto – ci permette di risparmiare tempo e denaro! (due cose importantissime per un’Associazione). Al tempo dell’ARAM, per organizzare una riunione ci volevano mesi! Bisognava passare una settimana a scrivere gli inviti a mano! E gli indirizzi sulle buste! E magari gli inviti dovevano essere stampati. E costava farli stampare. Ci voleva davvero una volontà di ferro e un grosso spirito di sacrificio, oltre ad una necessaria permanenza sul posto. Oggi uno di noi può lavorare da Milano, per l’Associazione Majella Madre; può contattare cittadini del Molise, discettare con loro, organizzare eventi, trasmettere pensieri in un getto continuo! Tutto questo a costo zero o quasi!

Amici miei, abbiamo in mano una possibiltà enorme! Io sento veramente che ‘stavolta, se siamo uniti e convinti – tutti – se diamo la spallata giusta, questa volta ce la facciamo! Il tempo è propizio e abbiamo i mezzi per essere forti.

Ma dobbiamo lavorare tutti come abbiamo fatto fino ad ora.

Lo dico ad ognuno di voi! Anzi: ad ognuno di “noi”.

Vogliamo far parte di un “gruppo di potere”? Rendiamo potente questo gruppo! E per renderlo potente ognuno lavori con convinzione e costanza, esattamente come ha fatto fino ad oggi!

Attenzione, amici! Se in pochi mesi di Facebook, e concentrandosi quasi soltanto sulla zona di confine, siamo diventati 351, io posso affermare, per pura scienza statistica, che in altrettanti mesi, allargando la comunicazione possiamo diventare facilmente; 3.000 e più in là anche il doppio.

Attenzione! Ciò significa che saremo in grado di influenzare pesantemente la dinamica elettorale. Potremo determinare l’elezione di uno e forse anche due consiglieri o assessori potenziali. E a quel punto il nostro voto lo venderemo caro. A quel punto diremo: “Vuoi i nostri voti? Mettici per iscritto – con tanto di notaio – la promessa che quando andrai al Consiglio Regionale del Molise lavorerai per la Santa Eutanasia”.

Naturalmente, la nostra prima speranza – forse eccessiva – sarebbe che non si faccia neppure un’altra elezione per il Consiglio Regionale del Molise, che la Regione venga commissariata prima, in attesa della fusione. Ma con ragionevole pessimismo possiamo ritenere che i tempi saranno più lunghi.

Andando al sodo…piano operativo!

Fondazione ufficiale dell’Associazione.

Creazione del Sito internet.

Diffusione sul sito (ed eventualmente a mezzo stampa) di tutte le tesi, le idee, gli interventi dei nostri associati, e di tutte le notizie che possono interessare la nostra opera e la nostra idea.

Forte azione di battage mediatico per far conoscere le nostre analisi, le nostre cifre, le nostre idee.

Collezione costante di tutti gli indirizzi mail, i numeri telefonici, i siti di associazioni, di organi di stampa, di emittenti e di semplici cittadini molisani e abruzzesi, che possano essere raggiunti dal nostro messaggio e convinti ad aggregarsi.

Ogni singolo associato raccolga costantemente tutti i “contatti” , ne faccia un’agenda informatica e cartacea per se stesso, e faccia confluire i dati al coordinamento dell’Associazione.

Ogni singolo associato verserà per l’Associazione l’irrisoria cifra di iscrizione di € 10,00, in virtù della quale saranno coperte le spese – pur minime – che si dovranno affrontare di volta in volta per diffondere il Messaggio (ovviamente donazioni più massicce saranno benvenute).

Faccio notare che quando saremo almeno 3.000 associati, questa pur ridicola quota ci permetterà di disporre di 30.000 euro all’anno. Somma con cui sono possibili azioni molto significative… specie se la cassa dell’Assoziazione sarà gestita da qualcuno che conosce la legge del karma e quella del dharma, e quindi sa che ogni piccola moneta ingiustamente intascata porta danno e dolore, e si guarda bene dal permetterselo.

Da domani, abbiamo solo da dare a noi stessi l’ebbrezza di una bella avventura che ci vedrà vincenti e che un giorno ci permetterà di dire: “Quando il Molise tornò a far parte di una regione vera e dignitosa, fu anche merito mio. Io c’ero.”

Buon lavoro a tutti. E buona battaglia.

Grazie dell’ascolto.

Sergio Sammartino

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