Difendiamo l’Italiano da un uso abituale di inutili esotismi

Non permettere mai

che esista del disordine

nelle parole”.

(Confucio)

 

 

 

 

L’Italia è il Paese europeo in cui

maggiormente si assorbono, con meccanica

e

ormai inconsapevole abitudine, una quantità

di

parole anglo-americane inutili.

 

 

 

 

 

          SEGNALATECI OGNI CASO DI INUTILE IMPIEGO DI TERMINI ANGLO-AMERICANI CHE COGLIETE NELLA TELEVISIONE, NELLA RADIO, NELLA STAMPA, NELLE PUBBLICHE CONFERENZE, IN OGNI FORMA DI COMUNICAZIONE PUBBLICA E ANCHE PRIVATA.

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Lingua e identità di popolo

 

         La lingua non è solo un fatto estetico.

 

         La lingua e la sua purezza rappresentano il legame psicologico e psichico di un popolo con la propria terra.

 

         Senza identità linguistica non c’è identità territoriale; e senza identità territoriale non c’è identità civica.

 

         Un popolo senza identità civica è un popolo che non può rispettare la propria terra. Ciò significa che i popoli meno identitari sono anche meno “civili”, ossima meno “educati”, meno capaci di rapportarsi in modo gradevole (a almeno non sgradevole) con i propri concittadini. Chi non avverte il Noi al di sopra dell’ego, non sa di essere parte di un gruppo, e quindi non sviluppa la capacità di dare e ricevere l’hegeliano (o berniano) “riconoscimento”. Più facilmente cade in quella che il filosofo Sergio Cotta chiama “metafisica della soggettività”. Quest’ultima porta l’ego a percepire nell’altro – non il “prossimo”, grazie al riscontro del quale io mi realizzo ed esisto – ma soltanto il “rivale”, colui che respira la mia aria e coglie – sottraendolmele – le mie opportunità.

        La “metafisica della soggettività” è la malattia mortale dell’attuale civiltà occidentale. Quelli che ne sono affetti non riescono a sviluppare “caritas” verso la comunità e il suo patrimonio.

        Per fare un esempio pratico sfasciano più facilmente le panchine e sporcano più facilmente le strade; schiamazzano più facilmente sotto le finestre di chi dorme, usano più facilmente il turpiloquio. Insomma hanno meno inibizioni nel “dare fastidio”, perché non sentono che il gruppo li contiene, e che ciò che appartiene al gruppo è anche roba loro, di cui aver cura.

       Per quanto questi comportamenti de-costruttivi esistano anche presso popoli storicamente più identitari del nostro, negli individui  che tali comportamenti adottano, la matrice è la stessa: una carenza di senso comunitario e di appartenenza. E’ ovvio che chi è carente di conoscenza tout-court non comprenderà tutto questo, anche se appartiene ad un popolo tradizionalmente molto identitario. Gli “animali”, i rozzi e gli autodistruttivi non appartengono a nessuna cultura.

       Per contro, presso un popolo poco identitario, anche i più istruiti possono mostrare carenza di senso civico (è il caso dell’Italia). Ridare ai cittadini questo senso della comunità, anche attraverso la riscoperta e la difesa della propria identità linguistico-culturale, dunque, è un reale operare a favore del civismo.

       

 

       SEGNALATECI OGNI CASO DI INUTILE  IMPIEGO DI TERMINI ANGLO-AMERICANI CHE COGLIETE NELLA TELEVISIONE, NELLA RADIO, NELLA STAMPA, NELLE PUBBLICHE CONFERENZE, IN OGNI FORMA DI COMUNICAZIONE PUBBLICA E ANCHE PRIVATA.

 

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COME AGIRE

 

 

 

     Se – specie dopo aver letto le altre pagine di questo blog, e dopo aver capito l’importanza civica e politica della salvaguardia della lingua – volete fare qualcosa per invertire questa decadenza, imponetevi queste semplici regole:

 

1.    rifiutatevi di andare a vedere film il cui titolo non sia tradotto in Italiano;

 

2.    rifiutate di acquistare prodotti la cui pubblicità sia veicolata con canzoni in lingua straniera oppure con slogan in lingua straniera (tipo “life is now”);

 

3.    preferite gli acquisti nei negozi che abbiano nomi in Italiano;

 

4.    cambiate immediatamente canale televisivo o radiofonico, quando sentite discussioni o messaggi che utilizzano inutilmente vocaboli anglo-americani;

 

5.    se partecipate ad una conferenza e il conferenziere usa qualche espressione straniera, gridate: “In Italiano!”, oppure alzatevi e chiedete che l’espressione sia tradotta per rispetto alla nostra italianità;

 

6.    se ricevete documenti in cui ci sia abbondanza di formule in Inglese, spendete una telefonata per lamentarvene con chi ve lo ha inviato, sottolineando che non lo fate per la vostra personale difficoltà a capire, ma perché vi indigna l’inutile abbandono della lingua nostrana.

 

7.      diffondete come potete e ogni volta che potete la nostra richiesta di una legge ufficiale in difesa della nostra lingua madre, che vieti espressamente l’abuso di esotismi nei vari campi di attività che si svolgono sul suolo italiano; porgete questo argomento in special modo a qualunque figura di amministratore politico che conoscete, a qualunque livello egli appartenga (Comune, Provincia, Regione e, soprattutto, Parlamento Nazionale).

 

(vedi pagina a lato: “Difendiamo l’Italiano…come?”)

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AMERICO-MANIA

 

 

ESEMPI  DI  FESSAGGINE  AMERICOMANE

 

         Durante l’ultimo festival del cinema di Roma (capitale dell’Italia degli Italiani!) abbiamo sentito continuamente parlare di “red carpet”. La tale diva o il talaltro attore, sono saliti sul “red carpet.”

 

         Chissà mai per quale diabolica malattia mentale ai nostri giornalisti non riusciva proprio di dire “tappeto rosso” in Italiano.

 

         E che dire di quell’altra cronista televisiva, completamente scimunita, che giorni fa, parlando di un nostro cantante, ha detto che era reduce da un “sold out” (invece che “tutto esaurito”)?

 

         Questi comportamenti hanno origine psicologica nell’ignoranza e nel complesso di dimostrarsi ignoranti. Certi giornalistucoli gestiscono male la propria lingua madre: non di rado sbagliano gli accenti o impiegano certi vocaboli in modo errato (ne ho sentito una parlare di “positivismo” intendendo il “pensare positivo”, mentre il positivismo in realtà è una dottrina filosofica filo-scientista e tendenzialmente materialistica dell’800). Che fare allora per “darsi un tono”, per “far vedere” che si è culturalmente dotati? Si spara una parola in Inglese che si piazza arbitrariamente a scalzare l’Italiano dal posto in cui madre Storia lo aveva stabilito. Si neglige, e quindi si offende e si oltraggia la propria lingua, per mettere in mostra, in questo modo infantile, che se ne conosce un’altra.

         Va da sé che, non di rado, di Inglese vero e proprio certi piccoli cronisti non ne posseggono neppure molto. E’ lo stesso meccanismo che porta migliaia di giovani a stonare tutti in coro le canzoni di un cantante che si esibisce sul palco, in specie se questi canta in Inglese. E’ la smania di “partecipare”, di farsi sentire, di dimostrarsi presenti…anziché ascoltare uno che sa cantare e stare zitti come si usava ai nostri bei tempi. In particolare, se si snocciola un’intera canzone in Inglese, si dimostra a se stessi e a tutti quelli che ci circondano che abbiamo una certa abilità. Forse al di là di qualche canzone, il 90% di quei fanciulli non potrebbe sostenere una vera e propria conversazione in Inglese. Ma questa è tutt’altra questione.

         Che si impari l’Inglese, e lo si impari bene! Ma la si smetta di profanare l’Italiano relegandolo a linguaggio secondario da colonizzati.

         Chiediamo una legge che lo proibisca, simile a quella che in Francia emise, nei primi anni ’80, il governo socialista di Mitterand.

         Vogliamo vedere puniti con multe da far piangere questi giornalisti che attentano al nostro senso nazionale, insostituibile presupposto del senso civico, senza il quale ogni società si corrode e si sgretola.

 

Sergio Sammartino

29 ottobre 2008

 

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Filosofia: cosa non è

        Filosofia non è “parlare invece di agire” (quella è una malattia psicologica ben nota agli specialisti: si chiama “teorizzazione eccessiva”): Filosofia è invece pensare a come e al perché si agisce, per poi agire meglio.

     Si sente spesso dire: “Non facciamo filosofia”, da individui che si reputano concreti e attivi.

    Bene! Non facciamo filosofia. E lasciamo che il Mondo continui ad andare in questa maniera schifosa.

    Siccome “non facciamo filosofia” continuiamo a muoverci come burattini senza pensare mai a quel che facciamo.        

    Continuiamo a seguire semplicemente gli impulsi bruti, non rispettiamo mai veramente l’altro, non rispettiamo mai veramente noi stessi.

    Fumiamo e droghiamoci, se ci capita. Beviamo se ci viene. Inganniamo gli amici. Facciamoci del male. E non facciamo filosofia.

    Continuiamo a non fare filosofia in questo modo. E tra poco il nostro mondo sarà un deserto di violenza e di miseria.

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