ESEMPI DI FESSAGGINE AMERICOMANE
Durante l’ultimo festival del cinema di Roma (capitale dell’Italia degli Italiani!) abbiamo sentito continuamente parlare di “red carpet”. La tale diva o il talaltro attore, sono saliti sul “red carpet.”
Chissà mai per quale diabolica malattia mentale ai nostri giornalisti non riusciva proprio di dire “tappeto rosso” in Italiano.
E che dire di quell’altra cronista televisiva, completamente scimunita, che giorni fa, parlando di un nostro cantante, ha detto che era reduce da un “sold out” (invece che “tutto esaurito”)?
Questi comportamenti hanno origine psicologica nell’ignoranza e nel complesso di dimostrarsi ignoranti. Certi giornalistucoli gestiscono male la propria lingua madre: non di rado sbagliano gli accenti o impiegano certi vocaboli in modo errato (ne ho sentito una parlare di “positivismo” intendendo il “pensare positivo”, mentre il positivismo in realtà è una dottrina filosofica filo-scientista e tendenzialmente materialistica dell’800). Che fare allora per “darsi un tono”, per “far vedere” che si è culturalmente dotati? Si spara una parola in Inglese che si piazza arbitrariamente a scalzare l’Italiano dal posto in cui madre Storia lo aveva stabilito. Si neglige, e quindi si offende e si oltraggia la propria lingua, per mettere in mostra, in questo modo infantile, che se ne conosce un’altra.
Va da sé che, non di rado, di Inglese vero e proprio certi piccoli cronisti non ne posseggono neppure molto. E’ lo stesso meccanismo che porta migliaia di giovani a stonare tutti in coro le canzoni di un cantante che si esibisce sul palco, in specie se questi canta in Inglese. E’ la smania di “partecipare”, di farsi sentire, di dimostrarsi presenti…anziché ascoltare uno che sa cantare e stare zitti come si usava ai nostri bei tempi. In particolare, se si snocciola un’intera canzone in Inglese, si dimostra a se stessi e a tutti quelli che ci circondano che abbiamo una certa abilità. Forse al di là di qualche canzone, il 90% di quei fanciulli non potrebbe sostenere una vera e propria conversazione in Inglese. Ma questa è tutt’altra questione.
Che si impari l’Inglese, e lo si impari bene! Ma la si smetta di profanare l’Italiano relegandolo a linguaggio secondario da colonizzati.
Chiediamo una legge che lo proibisca, simile a quella che in Francia emise, nei primi anni ’80, il governo socialista di Mitterand.
Vogliamo vedere puniti con multe da far piangere questi giornalisti che attentano al nostro senso nazionale, insostituibile presupposto del senso civico, senza il quale ogni società si corrode e si sgretola.
Sergio Sammartino
29 ottobre 2008